Recensione dell’album di NICOLA ROSTI – “Le mond – Part I”

“Lasciate ogni speranza voi che entrate”
No, non si entra in un girone dell’inferno, tramite questa porta sul “mondo” del filosofo e musicista (o, in una sola parola, artista) Nicola Rosti. Si entra, invece, in un mondo “diverso”, un mondo dove comunque bisogna necessariamente abbandonare ogni “speranza” di avere agganci materiali, perché la materia si fa concetto e il concetto si astrae in suono. Quindi sì, esiste la materia tangibile, ma in un senso diverso da quello a cui siamo abituati.
Ecco quindi, ciò che dobbiamo necessariamente abbandonare prima di imbatterci nell’ascolto di questo disco, è senza dubbio l’abitudine: dobbiamo lasciare ogni speranza di ritrovare in queste note la nostra abitudine all’ascolto, bensì lasciarci trasportare dai suoni senza incatenarci a forzature o regole non più valide. D’altra parte, e lo dice William Shakespeare e non certo io, “Le cose più dolci, divenute ordinarie, perdono il loro grato piacere” dunque l’abitudine, che rende ordinaria anche l’esperienza auditiva, ci priva della magica sensazione data dallo “stupore”. E da tutto questo, attraverso questo nuovo “mondo” di suoni costruito da Rosti, possiamo fuggire. E fuggire lontano.

In questo disco di Nicola Rosti, infatti, ogni suono è stupore. L’insolito si rinnova per non divenire mai “solito”, distruggendo la consuetudine in ogni circostanza melodica, fino a non poter parlare di vera e propria melodia. L’armonia, la struttura verticale, c’è e sorregge la torre di emozioni diverse che un disco come Le Mond – Part I può suscitare, ma resta sospesa, come se non volesse “costruire” ma solo “suggerire”.
“È penetrare oltre, dissolvendo ciò che vela il Reale e l’estasi perturbante dell’intuizione della Cosa e del suo affetto. È il sublime ed il caos, la dissolvenza, che in lontananza scorge il Sacro e a tratti sembra farsi luce. È una luce diversa quella che sorge dal mondo spirituale.
È il suono, che mostra il mondo e lo fa oggetto di un incessante smarrimento che sconfina e lacera la forma.
È il dionisiaco che smembra il sé nel mostrare a sé il suo Altro; e diviene”. Qui è ovviamente lo stesso Rosti a spiegare con parole che io non avrei mai potuto coniare in maniera così perfettamente esplicativa, cosa caratterizza le sue note, e prosegue dicendo che: “È la debolezza della forma e del simbolico che vela nella sua frattura la dirompenza numinosa del reale sull’Essere. È il proteggersi e il rifugiarsi errante del pensiero. È il primo mostrarsi della luce ed Il Mondo”… Le Mond… ).
Le Mond – Part I, del compositore sammarinese Nicola Rosti, è tout court un’ESPERIENZA, un salto nel vuoto durante il quale si scopre che il vuoto è solo “diversamente pieno”: pieno di molecole invisibili all’occhio ma percettibili ed esistenti e dunque meritevoli di esser riconosciute.
Come meritevole di ascolto è questo viaggio nel mondo di Nicola Rosti, in questa sua prima parte, cui entro la fine dell’anno farà seguito il secondo ed ultimo episodio che concluderà un ciclo, definirà un mondo. Indefinibile.
L’autore dichiara che “Il disco prende forma nel 2009 a partire dalla mia ricerca ed esperienza in ambito psicoanalitico, filosofico e antroposofico. Il taglio musicale è riconducibile all’ambient di Eno e Sylvian, con diverse contaminazioni elettroniche, da Stockhausen a Zazou a Harold Budd e all’industrial.
Vuole essere un lavoro musicale il cui tema fondamentale è quello dello svelamento della nudità del senso e dell’apertura, tramite la frattura nell’impianto formale e simbolico, alla dimensione della Realtà. Il Reale di cui si tratta, oltre la Cosa (Das DIng) freudiana – continua Rosti – si schiude al di là dello statuto immaginario entro il quale l’individuo viene a colmare la sua mancanza a essere e apre alla dimensione del soprasensibile; dunque oltre l’illusione ed il velo che questa pone sulla nudità dell’Essere. Per questo le tracce non hanno titolo se non quello di Rorscharch, ma solo sottotitolo. Musicalmente, le suggestioni del disco si articolano proprio a partire dalle impressioni che questo viaggio ha suscitato. Sono paesaggi sonori in cui dominano i temi del caos, del perturbante, della frammentazione, della malinconia, della ricerca dell’Oltre“.
Dedicato ai pensatori e a chi ama approfondire gli aspetti del reale, attraverso le molteplici vie del suono.

Link utili:
SITO UFFICIALE NICOLA ROSTI: www.nicolarosti.it
LABEL: www.settembrerecords.it
UFFICIO STAMPA: www.ithinkmagazine.it

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Autore: iThinkMag

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